Farmaclinic 2025/26, terza edizione – oltre la ricetta, al consiglio

Dopo due anni di percorsi sull’aderenza terapeutica, Unifarm mi ha riconfermato per una terza edizione di Farmaclinic Academy. Questa volta, però, con una struttura diversa — e più ambiziosa.

Nelle prime due edizioni il filo conduttore era sempre lo stesso: come fa il farmacista a sostenere l’aderenza del paziente alle terapie prescritte? Un lavoro utile, concreto, che partiva dalla farmacologia per arrivare al banco. Ma nel confronto con Unifarm è emersa la voglia di allargare il campo. Perché il farmacista non gestisce solo pazienti cronici con una ricetta in mano. Gestisce anche persone che entrano con un sintomo e chiedono cosa prendere — e lì la competenza richiesta è diversa, e spesso meno presidiata dalla formazione classica.

Cosa ho fatto per la terza edizione

Il percorso 2025-2026 si divide in due parti distinte, ciascuna di quattro lezioni. La prima è dedicata al consiglio al banco: automedicazione, OTC, integratori. Per ogni argomento — astenia, infezioni femminili, digestione, problematiche intestinali, medicazione, allergie, farmaci urologici, antifungini e antiparassitari — ho costruito un modulo che parte dalla patologia, valuta le evidenze disponibili su ciascun prodotto consigliabile, e arriva alle domande da fare e ai consigli da dare. L’approccio è critico e indipendente: non si dà per scontato che un integratore serva solo perché è in vendita, né che un OTC sia sempre la prima scelta. Le terapie non farmacologiche e comportamentali entrano nella discussione quanto quelle farmacologiche. La seconda parte riprende il formato delle edizioni precedenti: classi farmacologiche ad ampia prescrizione, aderenza terapeutica, casi pratici. I temi di quest’anno sono la medicazione basata sulle evidenze, le allergie, i farmaci urologici e gli antifungini.

In totale, otto lezioni in webinar da due ore ciascuna, con crediti ECM per ogni sessione.

Cosa ho imparato in questa edizione

Costruire la parte sul consiglio al banco mi ha messo di fronte a una domanda che non mi aspettavo di trovare così spinosa: cosa significa dare un buon consiglio quando l’evidenza è debole o assente? Il mercato degli integratori è pieno di prodotti con meccanismi plausibili e studi insufficienti. Scegliere cosa raccomandare — e cosa no — richiede un metodo, non solo un’opinione. E poi, sapersi anche muovere con destrezza nell’incertezza. Non possiamo sempre abbeverarci alla sorgente dell’evidence based medicine, quando le prove sono poche, ma comunque confortanti. Questo approccio mi mette un po’ in difficoltà, ma comunque è necessario, perché la scienza è un processo in continua evoluzione.

Questa edizione mi ha confermato che il valore di un percorso formativo non sta solo nei contenuti, ma nella direzione che indica. Le prime due edizioni dicevano: il farmacista può fare di più per l’aderenza. Questa dice qualcosa di più ampio: il farmacista può fare di più, punto — a patto di avere strumenti per ragionare in modo critico su quello che consiglia.